L’intervista Ken Liu (versione italiana)

liu author_headshotIntervista a Ken Liu di Regina Wang Kanyu

Tradotta in italiano da Stephen P. Bianchini

Devo ammettere che è un grande onore e allo tempo stesso una sfida per me intervistare Ken Liu.  Sono una sua grande fan da quando ho letto molti dei suoi primi racconti tradotti in cinese. The Algorithms for Love e Single-Bit Error sono ancora oggi due tra i miei preferiti. Nel 2013, la prima raccolta di racconti di Ken in cinese – The Algorithms for Loveè stato tra la rosa dei candidati per il migliore libro di fantascienza del Nebula Award cinese. Io sono stata la persona sul palco a ricevere il trofeo per il secondo premio, dal momento che nessuno dalla casa editrice di Ken era disponibile. Sempre nel 2013 ho scritto due saggi su Ken Liu durante il mio corso di master in scrittura creativa alla Fudan University.  Anche se Ken ed io siamo stati amici su Facebook per molto tempo, non riesco ancora a nascondere il mio rispetto per lui e il mio amore per la sua scrittura. Quando finalmente ci siamo incontrati l’anno scorso a Pechino, Ken mi abbracciato secondo lo stile occidentale, invece di darmi una stretta di mano, più comune per i cinesi. Io e Ken comunichiamo in inglese, anche se il suo cinese e’ perfetto. Cosi anche questa intervista sara’ condotta in inglese e tradotta in cinese poi.

Colgo anche l’occasione di ringraziare Steve Davidson, per averlo reso possibile e per aver reso disponibile questa intervista in varie lingue.

Ken & Regina

Picture of Ken Liu and Regina Kanyu Wang, Beijing, Nov 2014

kl000RKW: Ken, hai detto nella prefazione della tua seconda raccolta di racconti in cinese, The Shape of Thought and Others, che sei stato finalista nel concorso Writers of the Future Contest grazie a Gossamer. E che una volta pubblicato come finalista sei stato invitato a Los Angeles per partecipare ad un workshop per i vincitori del concorso, nel corso del quale State Change è stato scritto. E’ stato quello l’inizio della tua carriera di scrittore? Hai frequentato in seguito altri concorsi di scrittura, laboratori, etc? Quale è stato il ruolo giocato da questa esperienza nella tua carrier di scritture?

KL: L’esperienza WOTF (Writers of the Future Contest) e’ stata davvero l’inizio della mia carriera. Prima avevo pubblicato solo un racconto (Cartaginese Rose, sulla antologia di fantascienza Empire of Dreams e Miracoli: Phobos, a cura di Keith Olexa e Orson Scott Card). L’esperienza WOTF è stata dunque fondamentale. Ho avuto modo di incontrare klaamici con cui sono in contatto ancora oggi, e ho appreso molto sull’arte della scrittura, nonche’ sul lato piu’ propriamente commerciale.

Da allora non ho frequentato altri workshop, anche se ho partecipato ad un altro paio di concorsi di scrittura. Io credo che i concorsi, soprattutto quando sono dedicati esplicitamente a scrittori inesperti, siano utili, visto che l’esclusione dei professionisti dalla partecipazione può dare ai nuovi scrittori un forum piu’ appropriato per mettere in mostra il loro talento.

RKW: Tu sei stato uno scrittore molto produttivo, soprattutto a partire dal 2011. Sei anche un avvocato, un marito e padre di due figli. Come riesci a bilanciare la tua vita tra scrittura, lavoro e famiglia?

KL: Non so se sto facendo un buon lavoro in questo senso. E’ certamente faticoso, e non kl4avrei potuto farlo senza il sostegno di mia moglie Lisa. Lei e’ il mio interlocutore privilegiato e il mio beta reader, ed è perfino più occupata di me.

I figli mi hanno costretto ad essere molto più efficiente con i tempi. Dato che i bambini tendono a causare molte interruzioni, devo essere disciplinato e dire no a molte idee e lavorare solo su quelle che sono adatte per la narrativa breve. Dal momento che il mio lavoro è intellettualmente impegnativo (e sono pagato a ore), non ci sono molti tempi morti sul posto di lavoro, e la stanchezza mentale e’ una sfida anche piu’ grande della mancanza di tempo per la scrittura.

In questo periodo, tendo a fare la maggior parte del mio lavoro di scrittore sui mezzi di trasporto andando e tornando dal lavoro. Questo è fondamentalmente l’unico momento in cui posso essere solo e concentrarmi sulla scrittura. Il mio secondo romanzo, il seguito di The Grace of Kings, è kl1stato interamente scritto in piccoli blocchi scritti sul treno, e in fase di revisione dovrò affrontare i molti problemi causati da questo modo di scrivere.

RKW: I temi delle tue storie sono molto vari, dalla storia alla linguistica, passando per il contatto interplanetario al trasferimento della mente. E sembri molto addentro in tutte queste discipline! Da dove prendi l’ispirazione e le idee? Come le sviluppi in una storia, e come fai la ricerca in questi diversi campi? Dicci di piu su come scrivi.

KL: Quando una storia e’ incentrata su un dettaglio tecnico, nove volte su dieci l’ispirazione è venuta da qualche articolo scientifico. Mi piace il sito arxiv.org per leggere nuovi interessanti articoli sui vari argomenti, anche perche’ credo che la scienza fornisca il miglior fondamento per la fantascienza. Non mi fido delle notizie di scoperte scientifiche pubblicate sui giornali, kl5per una serie di ragioni, una tra cui e’ che i giornalisti spesso non colgono l’essenza di ciò che è eccitante in una scoperta, e la loro sintesi e’ quasi sempre inesatta. Per questo vado a leggere gli articoli originali per capire cosa hanno davvero fatto.

Inoltre ho anche la fortuna di avere amici scienziati. Sono sempre stati molto pazienti nel rispondere alle mie domande tecniche e darmi un parere sulle mie teorie.

Non ho metodo di composizione fisso. Le idee tendono a depositarsi nel mio cervello per un po’ fino a quando altre arrivano, poi si uniscono e creano la scintilla di ispirazione. Generalmente non pianifico. Le mie storie si sviluppano organicamente, e io uso il processo di composizione stessa come un modo di filtrare e tagliare le parti non necessarie fino a che il racconto non prende forma.

kl2RKW: Hai parlato della teoria Sapir-Whorf in The Shape of Thought.  In che senso si applica a te? In quale lingua concettualizzi il tuo mondo, inglese o cinese? Esprimi te stesso e la tua personalita’ in maniera diversa quando utilizzi lingue diverse?

KL: La cosiddetta “forma debole” della teoria Sapir-Whorf ha ricevuto sostegno scientifico (ad esempio, la percezione dei colori sembra influenzata in qualche misura dalla lingua e cosi’ anche per le capacita’ matematiche), e la mia esperienza personale e’ che diverse lingue esprimono talvolta modelli di pensiero differenti. Ad esempio, quando qualcuno mi dice “nonna” o “cugino” quasi sempre provo un momento di confusione, perche mi chiedo “da quale parte, materno o paterno? Maschio o femmina?” I termini di parentela cinesi sono molto precisi, e quelli inglesi sembrano vaghi in confronto. Allo stesso modo, quando sento qualcosa in cinese come “有人 来 了,” rimango confuso per un attimo, chiedendomi kl0se si parla di uno o più visitatori, che e’ qualcosa che si deve specificare in inglese.

Ma questi sono esempi piuttosto banali rispetto a quanto spesso attribuito alla teoria Sapir-Whorf, ad esempio che una lingua sarebbe più adatta di un altra per il pensiero astratto o che, a causa di una lingua particolare, una popolazione è “incapace “di capire qualcosa. Sono scettico sulla maggior parte di queste cose, e penso che le prove fornite a supporto sono semplicemente troppo fragili o peggio, inesistenti, e piu’ legate a pregiudizi e ad una ingiusta distribuzione del potere nel mondo che a qualche cosa di scientificamente valido.

La mia capacità di esprimermi in cinese è molto limitata. Dopo tutto, la maggior parte della mia educazione scolastica e la mia intera vita professionale sono state condotte in inglese. E’ vero che gli amici mi dicono che sembro “diverso” quando parlo in cinese rispetto a quando parlo inglese, ma dubito che questo sia qualcosa di più che un semplice cambiatemento di atteggiamento vissuto da chiunque si sia trasferito a vivere all’estero e che debba ovviamente mediare tra diversi dialetti e registri linguistici a seconda del contesto.

RKW: Come definisci la tua identità culturale? La tua scrittura tende ad essere diversa sia da quella di un cinese all’estero sia di un americano.  E il tuo background interculturale influisce positivamente sulla scrittura oppure no?

KL: Io sono americano.

La mia scrittura deriva, e insieme va contro, la tradizione letteraria della la cultura anglo-americana e la mia identità culturale e’ un riflesso della complessa natura dell’esperienza americana. Un immigrato come milioni di altri, io sono espressione di una cultura e del patrimonio letterario della mia patria ancestrale, cose che sono diventate una parte indelebile dalla cultura americana. Anche io condivido con ogni americano la missione di perfezionare il nostro paese dando voce ed espressione a segmenti emarginati della nostra ricca diversità culturale contro le voci storicamente dominanti. Il mio lavoro è diverso da altri scrittori americani solo nel senso che ogni americano è diverso da ogni altro. Tale differenza è costitutiva di ciò che significa essere americano fin dai tempi della visita di Alexis de Tocqueville.

Allo stesso tempo, mi sento molto fortunato a condividere qualcosa di cosi’ ricco come la tradizione letteraria cinese. Ho la capacita’ linguistica e culturale per apprezzare sia la lunga storia della Cina, sia il suo eccitante e turbolento presente cosi’ orientato verso il futuro. Penso che il mio punto di vista interculturale ha arricchito la mia comprensione e mi ha fornito strumenti che forse mancano ad altri scrittori americani e che mi permetteno di confrontarmi con una gamma relativamente piu’ ampia di questioni sulla diversità umana e sulla globalizzazione.

Infine, spero di contribuire anche al grande compito di construire aree di incontro e scambio interculturale tra la comunita di fantascienza cinese e americana.

RKW: Lei ha sostenuto che The Man Who Ended History: A Documentary è una delle tue opere migliori e più importanti, ma tutti sappiamo le difficoltà a farla pubblicare. Dopo che e’ stata nominata per i Nebula e gli Hugo, pensi che le persone abbiano cambiato idea sulla novella stessa e la storia in generale?  Akemi Kirino esprime la tua visione della storia?

KL: Non credo che i premi e le vittorie facciano molto per cambiare l’immagine di un racconto, onestamente, ed e’ cosi’ che deve essere. Ogni lettore dovrebbe giudicare da solo, senza preoccuparsi di quello che gli altri pensano, anche se questo è forse troppo idealista. I lettori si avvicinano alle storie ognuno con le lenti interpretative che derivano dalle loro esperienze e dalla loro cultura, e penso (e spero) che il tipo di convalida rappresentato dai premi non significhi nulla per la stragrande maggioranza. Continuo a credere che l’unica cosa che conti veramente è la connessione tra la storia e il singolo lettore.

Per quanto riguarda la storia e la mia visione di essa, penso che il racconto, nel suo insieme, faccia un ritratto abbastanza preciso della mia esperienza circa le complessità e le ambiguità del ruolo della verità e della storiografia. Sono d’accordo con alcune delle idee di Akemi ma non con altre, e lo stesso vale per i pareri espressi dagli altri personaggi della novella.

RKW: Oltre a scrivere in inglese, traduci anche la fantascienza cinese in inglese, e le tue traduzioni sono molto apprezzate. The Fish of Lijiang ha vinto nel 2012 il premio per le traduzioni di storie brevi Science Fiction & Fantasy Translation Awards. Anche la traduzione del libro The Three-Body Problem e’ stata accolta molto bene.  Nelle tue traduzioni dal cinese all’inglese quali sono i concetti che hai trovato più difficile da tradurre? Hai mai trovato qualcosa che fosse impossibile da rendere?

KL: In generale, ho trovato le differenze linguistice facili, ma le differenze culturali difficili. La fantascienza, soprattutto la cosiddetta “hard SF”, tende ad essere facile da tradurre, dato che i concetti scientifici e riferimenti alla scienza sono generalmente condivisi con i lettori occidentali.

Il cinese letterario, invece, può essere pieno di frasi idiomatiche e di allusioni a testi classici e alla storia antica che sono impossibili da rendere a un lettore non cinese senza usare le note a pie’ di pagina. Testi che giocano con la tradizione letteraria stessa – come meta-fiction – sono ancora più difficili, in quanto il senso del testo dipende dalla conoscenza precisa di altri testi cinesi. Ho trovato alcune delle migliori opere di scrittori come Fei Dao e Ma Boyong impossibili da tradurre per questo motivo.

RKW: Cosa pensi del premio Nebula cinese quest’anno? Cosa pensi che sia la differenza maggiore tra questo e quello americano? Come ti senti per aver vinto quest’anno il Galaxy per lo scrittore straniero piu’ popolare e il Nebula cinese per il tuo contributo speciale?

KL: Andare agli Xingyun a Pechino è stata un’esperienza incredibile. Anche se io gia’ conoscevo per corrispondenza molti degli scrittori e avevo tradotto le loro opere, incontrandoli di persona ha aggiunto profondità alla nostra amicizia. Inoltre ho avuto modo di fare molte nuove amicizie che spero di approfondire in futuro.

E’ stato per molti versi simile ad assistere agli eventi americani. La principale differenza dal mio punto di vista è stato il fatto che pochi dei partecipanti erano scrittori. In America, la maggior parte dei partecipanti alle convention sono scrittori. 

Vincere i premi stesso e’ stato molto commovente. Sono toccato da quello che rappresentano, e spero di scrivere in future cose migliori per i miei lettori. Ancor più che i premi, però, mi ha impressionato il calore e il sostegno della comunità di fantascienza cinese, che e’ molto unita, e l’entusiasmo e la passione dei fan. Sono onorato e grato di essere stato accolto in questo modo da tutti e trattato come un membro non ufficiale della comunità.

RKW: Potreste consigliare qualche scrittore di fantascienza cinese ai lettori di Amazing Stories?

KL: Ce ne sono quasi troppi da nominare. Vorrei suggerire ai lettori non cinesi di iniziare con Liu Cixin e il suo The Three-Body Problem, che è il primo volume di una trilogia di “Hard SF” cinese più popolare e influente del genere. 

Tor Books lo ha pubblicato in inglese a novembre 2014.

Altri scrittori di nota sono Qiufan Chen (ovvero Stanley Chan), Xia Jia, Bao Shu, Zhang Ran, Tang Fei, Hao Jingfang, Ma Boyong, Cheng Jingbo, Anna Wu. Alcune delle loro opere sono state tradotte da me in inglese (una lista e’ disponibile sul mio sito web). Purtroppo, molti altri meravigliosi scrittori cinesi non sono ancora disponibili in inglese, cosi molto lavoro rimane da fare.

RKW: Che cosa possiamo aspettarci da te in futuro? Il tuo romanzo d’esordio, The Grace of Kings, uscirà nel 2015. Potresti dirci di più riguardo a questo? Qualche altra cosa sulla tua scrittura, sulla tua attivita’ di traduttore e partecipazioni a convention?

KL: The Grace of Kings è il primo di una serie fantasy epica stile “silkpunk”. È possibile dare una occhiata alla copertina a questo link:

http://io9.com/take-an-exclusive-peek-at-the-most-anticipated-scifi-im-1591612349

Il libro si basa su una rivisitazione libera delle leggende storiche che circondano la nascita della dinastia Han in una nuova ambientazione fantasy. La storia ha radici cinesi, ma l’impostazione è volutamente non “cinese” e le tecniche narrative che uso sono tratte principalmente da epiche occidentali.

Insieme a mia moglie Lisa abbiamo fatto molto “worldbuilding”, e mi sono divertito a scrivere il libro. Questo è un mondo di politica e intrighi, di amori puri e corrotti, di un ribellarsi contro la tirannia e di vedere i propri ideali traditi, di amicizie create e divise dalle esigenze di guerra e del governo. Ci sono divinita’ vanagloriose e gelose, dirigibili in bamboo, sottomarini biomeccanici, creature fantastiche dei mari profondi, e oggetti magici che predicono il futuro scritto nei nostri cuori. Spero che i lettori si divertano a leggerlo quanto io a scriverlo.

RKW: Grazie per aver l’intervista! E spero di leggerti di piu’ in futuro! Sì, le stesse parole che hai scritto nella dedica per me sul tuo libro 🙂

KL: Assolutamente! E’ sempre un piacere parlare con te, e spero di incontrarti piu’ spesso.

Per maggiori information su Ken Liu: http://kenliu.name/

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